Osservando la Parrocchiale di Santa Maria dell'Assunta, con il suo ampio sagrato, potrebbe sembrare difficile immaginare che, fino alla seconda metà del 1800, una parte di esso fosse utilizzata come cimitero. In epoca romana, infatti, esisteva una netta separazione tra lo spazio destinato ai vivi e quello riservato ai defunti: i defunti non venivano sepolti all'interno dei centri abitati. Con l'avvento del cristianesimo, però, la situazione cambiò, e i morti iniziarono ad essere accolti anche all'interno delle città, con sepolture nei monumenti religiosi e nelle chiese.
Nella nostra regione, fino circa l'anno 1000, le sepolture avvenivano in terreni privi di regolamenti specifici. Era comune seppellire i corpi vicino ad alberi secolari, ai margini dei boschi, o in prossimità di siti già utilizzati per sepolture risalenti a periodi sannitico e romano. Alcuni di questi luoghi sono ancora visibili nel territorio comunale, dove sono rimaste deboli tracce di almeno due antichi siti funerari.
Tipologie di sepoltura in età romana:
dall'alto, tombe alla cappuccina, a fossa, in cassetta di embrici,in anfora, in dolium .
Intorno all’anno 1000 e fino alla metà del XVII secolo le sepolture vennero effettuate, con molta probabilità, in fosse comuni distinte per sesso ( fosse carnarie) situate nei pressi delle tredici chiese di campagna, distribuite in ogni contrada del territorio comunale.
Una lapide, ancora esistente all'ingresso della chiesa Arcipretale, ne ricorda il numero ed il nome .
I luoghi di culto menzionati nella stele sono:
-chiesa santa Maria dell’Assunta ( oggi chiesa Arcipretale)-
-chiesa San Giovanni De Sala-
-chiesa San Gregorio-
-chiesa San Martino-
-cappella di San Vito-
-cappella di San Giovanni de Longello-
-cappella della Ss. Annunciazione-
-chiesa San Pietro-
-cappella San Giuliano-
-cappella San Clemente-
-chiesa Santa Maria al Gallo-
-chiesa Santa Maria a Campanaro-
-cappella Santa Maria al Lauro e di San Felice-
Dopo il disastroso terremoto del 1688, nel giro di pochi anni, quasi tutte le cappelle furono progressivamente abbandonate, perchè decadenti e non piu' aperte ai fedeli, di conseguenza le sepolture vennero concentrate presso la chiesa S. Maria dell’Assunta. La chiesa, tuttora esistente, era situata in un’area nota agli antichi abitanti di Apollosa come “ Piano di San Pietro al Casale Francesca ", attualmente piazza Pasquale Saponaro .
La Parrocchia di Santa Maria dell'Assunta, grazie alla sua posizione centrale, alla sua solidità e ricchezza, divenne in breve tempo un punto di riferimento fondamentale per la comunità locale. Nel giro di pochi anni, acquisì i benefici semplici e tutti i beni immobili delle dodici cappelle sconsacrate, facendosi così strada come il primo e più importante monumento religioso di Apollosa.
La disamina delle origini della chiesa di Santa Maria Assunta e del cimitero adiacente si presenta complessa, ostacolata dalla limitata documentazione reperibile negli archivi locali e diocesani. Ciononostante, Padre Demetrio Dell'Oglio, OFM, ha dedicato significativi studi alla storia del complesso. Grazie alle sue ricerche, fondate su fonti archivistiche diversificate, è possibile fare affidamento su elementi storici che delineano l'evoluzione del sito religioso.
Questi pochi cenni si basano proprio sui risultati ottenuti dallo studio di Padre Dell'Oglio, che ha esaminato la chiesa e il cimitero da diverse angolazioni, ricostruendo parzialmente le loro origini e la loro importanza nel contesto storico e religioso di Apollosa.
In origine, le sepolture si svolgevano consuetudinariamente sia internamente, in numero limitato sotto il sagrato, sia esternamente, in fosse distinte per sesso, in un'area contigua all'edificio religioso, ove in precedenza sorgeva una chiesa a singola navata di dimensioni inferiori rispetto all'attuale.
L'accesso all'area cimiteriale interna avveniva tramite due botole pavimentali, oggi inesistenti, situate sul lato destro della navata centrale. L'ingresso al campo di inumazione esterno era garantito da un passaggio coperto in tegole laterizie, di circa 4,68 metri di lunghezza e 1,56 metri di larghezza. Tale passaggio, ubicato tra il campanile e la chiesa, risulta ancora visibile in una fotografia risalente agli anni 1961-63.
Nell'immagine, sebbene parzialmente murato e chiuso da una porta, si evince il percorso originario caratterizzato da un arco a tutto sesto, il cui diametro corrispondeva alla distanza tra il muro perimetrale nord della chiesa e il campanile. Da questo varco si accedeva, oltre all'area cimiteriale esterna, al soppalco del coro (ingresso a sinistra) e al campanile (ingresso a destra).
Agli inizi del XX secolo, tale ingresso fu sigillato con una porta, sormontata da una finestra ad arco, per poi essere definitivamente murato durante i lavori di restauro degli anni Sessanta.
L'area cimiteriale originaria, estesa per circa 400 mq, era adiacente alla parete nord della chiesa, oggi quasi interamente occupata dalla casa canonica e dalla navata destra.
Con il passare degli anni, presumibilmente già nella seconda metà del XVIII secolo, non è da escludere che, per effetto delle idee “illuminate” di derivazione francese e di una maggiore attenzione nel prevenire ed eliminare fonti di infezione, le inumazioni non venissero più effettuate utilizzando fosse comuni, ma in sepolture individuali.
Le singole sepolture venivano disposte in file parallele alla chiesa, con i piedi rivolti a oriente, come era prassi consolidata anche per le sepolture in fosse comuni. Al termine del periodo di mineralizzazione dei cadaveri, i resti ossei venivano posti in nicchie, distinte per sesso, situate sotto il pavimento della chiesa, all'incirca tra l'attuale abside e le arcate di fondo della navata centrale.
Negli anni '50 del secolo scorso, durante i lavori di consolidamento e restauro dei saloni dell'antico palazzo del Monte Frumentario, attuale sede della Confraternita del Rosario, vennero alla luce numerosi resti ossei, perfettamente conservati in piccoli colombari. Questo ritrovamento fa pensare che, per ragioni di spazio, anche i sotterranei del Frumentario furono adibiti come luogo di sepoltura o, quantomeno, come sistemazione definitiva dei resti provenienti dal cimitero parrocchiale.
Il cimitero, fino a circa la metà del XIX secolo, soprattutto nelle piccole realtà rurali, si presentava principalmente come un istituto religioso, un accessorio della chiesa, gestito dai religiosi e considerato come tale un luogo sacro. Era soggetto quasi sempre alla giurisdizione ecclesiastica, la quale, esercitando la propria esclusiva autorità in questa materia, introdusse nel corso degli anni numerose eccezioni legate alla sepoltura.
La Chiesa, attraverso i suoi canoni e i suoi ministri, stabilì precise norme sia per quanto riguardava la liturgia esequiale sia per i seppellimenti. Di fatto, molte categorie di persone, colpite dalle sue censure, vennero man mano dichiarate incapaci di essere sepolte nel cimitero, inteso come luogo sacro.
Così furono anzitutto esclusi dai cimiteri: i non battezzati, i pagani, i neonati di cattolici morti senza battesimo (norma quasi sempre disattesa), gli eretici e i loro fautori, gli scomunicati, i bestemmiatori, i suicidi, i ladri e violatori di chiese, gli usurai e così via. Questa posizione discriminatoria, in molti casi, generò forti contrasti tra sindaci e parroci, che si trovavano a dover gestire le comunità locali, contribuendo così a dare un impulso decisivo a quel processo di laicizzazione cimiteriale che avrebbe trovato il suo compimento negli anni successivi all'Unità d'Italia.
Il rigore della Chiesa in questa particolare materia, col passare del tempo, venne superato da normative e disposizioni regolamentari emesse da una società civile sempre più laica. Una nuova società che, con molte difficoltà, cercava di istituire le proprie regole, anche grazie all'influenza di quella spinta riformista francese che investì la penisola italiana e che, come principio fondamentale, aveva definito il modello di separazione tra società civile e religiosa.
La Rivoluzione francese, occorre ricordarlo, pose le premesse di un rapporto nuovo tra Chiesa e Stato. Come scrive lo storico Salvatorelli: «Essa condusse per la prima volta, nella storia dell'Europa cristiana, alla laicizzazione completa dello stato e della vita pubblica [...] Dalla Rivoluzione in poi, l'umanità si è abituata a vivere la sua vita sociale e politica senza farvi intervenire la Chiesa, senza far ricorso ai suoi poteri trascendenti». Man mano, nella coscienza collettiva, si cominciò ad avere una maggiore sensibilità nei confronti del destino del proprio corpo dopo la morte. Si desiderava sempre di più una sepoltura ispirata al concetto di dignità della persona, della memoria e del rispetto delle più elementari regole igieniche.
Nel Regno di Napoli, la laicizzazione delle aree cimiteriali mosse i primi passi nel XIX secolo. Ferdinando I delle Due Sicilie, sull'esempio dell'amministrazione murattiana, promulgò la legge n. 655 dell'11 marzo 1817, inaugurando un processo graduale volto a trasferire la gestione dei cimiteri dalle istituzioni ecclesiastiche alle autorità civili, rappresentate dai sindaci.
L'amministrazione comunale dell'epoca, attraverso il decurionato, implementò la nuova normativa con gradualità, non per disinteresse o opposizione, ma perché le sepolture avvenivano già in un'area esterna alla chiesa, distante dai centri abitati (Casali).
L'aumento demografico tra il 1820 e l'Unità d'Italia indusse le amministrazioni comunali di Apollosa a ricercare un sito adeguato per un nuovo cimitero.
Furono valutate diverse località comunali, tra cui Macchi, Pantanielli e Cupa Morante. Attorno al 1866, a seguito di discussioni e dibattiti, fu designata la località San Vito, attuale sede del cimitero, un'area agricola di proprietà del signor Pietro Guadagno, estesa per circa 1.600 mq.
Nel 1871, il sindaco Alessandro Varricchio diede inizio ai lavori di costruzione. L'area di inumazione, delimitata da un muro perimetrale di circa un metro e mezzo, era accessibile da via San Vito, oggi inesistente. I lavori di realizzazione si protrassero per circa tre anni; tuttavia, nei sei anni successivi, il cimitero non fu utilizzato, poiché la popolazione di Apollosa continuò a prediligere il cimitero parrocchiale.
I danni arrecati alla Parrocchia dal terremoto del 17 settembre 1885, la necessità di ampliare la chiesa arcipretale e il completamento del cimitero civico in contrada San Vito, accelerarono i lavori di costruzione della navata destra della chiesa, precedentemente rimandati per motivi economici. La ristrutturazione incluse anche la torre campanaria, con la rimozione della copertura in embrici.
L'ampliamento della chiesa assorbì quasi interamente l'area cimiteriale preesistente. Dell'antico cimitero parrocchiale rimane solo una bandiera crociata in ferro battuto, trasferita dall'obelisco originario al punto più alto della chiesa arcipretale.
Tra il 1885 e il 1888, seppur in una struttura ancora incompleta, iniziarono le prime inumazioni nel cimitero di contrada San Vito.
L'amministrazione comunale, al fine di dotare il cimitero di un luogo di culto, procedette all'acquisizione, con atto enfiteutico del 29 ottobre 1888, di un'area supplementare di 94 metri quadrati, unitamente ad una fascia perimetrale di terreno incolto, larga 50 centimetri, estesa sui tre lati del muro di cinta. Tale operazione fondiaria mirava a rendere possibile l'espansione del complesso cimiteriale e l'edificazione di una chiesa votata al suffragio delle anime dei defunti, concepita come elemento integrante del camposanto.
L'ubicazione del terreno acquisito consentiva di destinare uno spazio congruo alla costruzione dell'edificio sacro, la cui presenza si configurava come risposta ad esigenze liturgiche e simboliche. La chiesa, concepita non solo come luogo di preghiera e meditazione, assumeva la funzione di punto di riferimento spirituale per la comunità, consolidando la connessione tra esistenza terrena e trascendenza in un contesto sacralizzato.
Parallelamente, la gestione del cimitero continuava ad essere curata dall'amministrazione, che si assumeva la responsabilità della manutenzione delle strutture e dell'ordinato svolgimento delle pratiche funebri.
Nel corso del 1889, ebbe inizio l'edificazione della piccola chiesa cimiteriale, finalizzata a trasformare il camposanto in un luogo di culto permanente. Pur in presenza di difficoltà economiche, i lavori avanzarono gradualmente, e la chiesa divenne espressione della rinnovata attenzione verso la memoria dei defunti, tendenza emergente a livello regionale.
La sua realizzazione, nonostante le dilazioni e gli ostacoli incontrati, rappresentò una tappa significativa nel processo di ammodernamento della vita sociale e religiosa della comunità locale.
Contrada San Vito,anno 1895: veduta del campo di
inumazione.
La chiesa cimiteriale con ossario annesso, ispirata alla cappella di San Domenico in contrada Taverna di Apollosa, si ergeva a oriente del camposanto, di fronte a via San Vito, con una pianta di 10,50 metri per 9. La fragilità dei materiali e del sito ne compromise la stabilità, portando a gravi danni già dopo il 1890 e alla demolizione nel giugno 1934.
Negli anni '70 del Novecento, non lontano dal sito originario, fu eretto un cenotafio in travertino, tuttora visibile, a perenne memoria delle spoglie anonime irrecuperabili in seguito alla demolizione.
Il primo Regolamento di Polizia Mortuaria dello Stato unitario, sancito dal Regio Decreto n. 42 del 10 gennaio 1891 e poi sostituito dal Regio Decreto n. 448 del 25 luglio 1892, introduceva standard igienico-sanitari fondamentali per i cimiteri.
Esso imponeva la presenza di una camera di osservazione, della casa del custode e della sala autoptica. Nel 1928, l'ingegnere Pennella fu incaricato dal Podestà Stefanelli di adeguare il cimitero di Apollosa, un progetto di ampliamento che, superate difficoltà economiche e in attesa del Testo Unico delle leggi sanitarie, fu approvato e realizzato solo nella primavera del 1934.
L'intervento estese il camposanto di 900 mq, portandolo a un'area complessiva di 2500 mq. Ulteriori ampliamenti di 750 mq nella zona orientale si verificarono negli anni '70, seguiti, nel 1980, dalla creazione di un nuovo campo di 2000 mq dedicato ai loculi.
Oggi, il cimitero, suddiviso in tre settori, occupa circa 6000 mq e offre 699 loculi, 80 sepolture a terra, 600 cellette ossario e 25 cappelle private.
Originario cancello d'ingresso all'area cimiteriale ( anno 1935 ).
___________________________________________________________________________________________________________
Staje cu mme
Primma e arapì l'uocchie
ogne matina
saccio a chi sto penzanno.
Pure si staje luntano
pure si nun te parlo
io te sento cà,vicino a mme.
Passianno miez'a via io veco a tte.
Ce staje tu dint''a na guardata
e saccio ca tuorne tutt''e ssere
dint''o suonno mio.
Lieto Martina
( Liceo Fonseca- Napoli )
Versi tratti dal volume POESIE IN AULA a cura del prof. Pasquale Pallotta
Tullio Pironti editore 2006
_____________________________________________________________________________________________________________
Music track: Imagination by Alegend
Source: https://freetouse.com/music
Music for Video (Free Download)Music track: Imagination by Alegend
Source: https://freetouse.com/music
Music for Video (Free Download)
Fonti: archivio storico del Comune di Apollosa;
archivio Parrocchia Santa.Maria Assunta Apollosa;
padre Demetrio Dell'Oglio -OFM - Appunti;
Biblioteca Provinciale di Benevento.